L’Ultima Cena di Andy Warhol al Museo del Novecento di Milano: a 30 anni dalla scomparsa dell’artista

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Sono passati 30 anni dalla morte di Andy Warhol, avvenuta un mese dopo l’inaugurazione della sua ultima mostra a Milano dedicata alla serie ispirata al Cenacolo di Leonardo. Un anniversario che il Museo del Novecento celebra ospitando una delle oltre 100 variazioni sul tema che l’artista creò rielaborando l’originale del genio italiano: “Sixty Last Suppers”, un’opera monumentale di 10 metri per 3, in cui, con la tecnica della serigrafia, l’Ultima cena viene riprodotta per 60 volte.

Un dipinto che ha anche una sua dimensione architettonica secondo Claudio Salsi, direttore del museo del Novecento, nonché una complessa simbologia che va oltre la semplice riproduzione dell’immagine secondo i modelli della cultura pop. “Se noi ci allontaniamo un po’ abbiamo l’impressione di un pannello architettonico con una sorta di piccoli vani che a distanza possono far sembrare questo dipinto come una parete lavorata”, che riproduce un’opera replicata “fin dall’inizio proprio per la sua identità costitutiva, quella di essere un’opera unica e inimitabile che ne ha portato poi alla moltiplicazione attraverso pitture, disegni, stampe e fotografie”

Suggestiva la scelta di inserire l’opera, arrivata a Milano grazie al supporto della Gagosian gallery, all’interno della sala dedicata a Lucio Fontana, con il neon dell’artista come tetto e il panorama di Piazza del Duomo come sfondo. “I riquadri che noi apprezziamo nell’invenzione di Andy Warhol sono anche i riquadri che dividono gli spazi architettonici della sala Fontana che è stata concepita come un grande affaccio sulla città – sottolinea Salsi – quindi c’è quasi un volontario richiamo fra la dimensione architettonica di questo capolavoro e anche il contesto in cui viene esposto”.

Una sollecitazione culturale inedita fra due maestri che sarà visibile al pubblico fino al 18 maggio. (askanews)

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